Un grazie a Domenico Ruiu, naturalista e fotografo per la ripresa fotografica e la sua descrizione.
Grazie al collega Paolo Calzia per le note geologiche.

Accolgo con vero piacere l’invito a collaborare fotograficamente con l’Ordine dei Geologi della Sardegna, di cui fanno parte diversi amici geologi sempre pronti all’occorrenza a fornirmi precisi approfondimenti per arricchire le mie pubblicazioni.
A medas annos menzus chin salude
Sa Preda si trova a Sos Nodos de Lallanu, nel Monte Ortobene, cuore della Barbagia. La prima volta che la vidi ero in compagnia di Tziu Bustianu Muzzuboe, Ladu di cognome, uno degli ultimi conduttori di carro a buoi nuoresi. Quando gli ho chiesto come mai, in una montagna piena di rocce, proprio quella avesse un nome così banalmente generico, mi ha guardato serio serio e mi ha detto ” Sas atteras sun roccas, custa est Sa Preda!” ” Le altre sono rocce, questa è La Pietra!”. Quella elle maiuscola, proclamata da un uomo “semplice”, anche a nome di tutti gli altri carrulantes, secaprederis, carbonarjos e craparjos , nobilita come meglio non si potrebbe la roccia più prestigiosa del Monte Ortobene.
Domenico Ruiu: Naturalista e Fotografo. Autore di servizi fotografici, reportages e monografie apparsi sulle più importanti riviste di natura europee, collane editoriali ed enciclopedie.
Il Monte Ortobene da giovane scout era la nostra meta prediletta per esplorazioni, arrampicate e continue avventure tra i suoi boschi, gli innumerevoli sentieri e soprattutto le sue monumentali rocce. Allora mai avrei pensato che un giorno: sarei diventato un geologo; che quegli ammassi enigmatici avrebbero avuto un senso logico nella loro messa in posto, una classificazione scientifica e sarei stato autore della carta geologica che lo illustra.
Sa Preda in particolare appartiene alla litofacies del foglio geologico n. 500 Nuoro Est denominata “Caparedda” con la sigla OBN1b. Si tratta di un Monzogranito a biotite e raro anfibolo, a grana medio grossa, fortemente inequigranulare per megacristalli di K-feldspati bianco rosati di taglia fino ai 7-8 cm. La datazione radiometrica ha fornito un età di 294 Ma. Le tafonature alveolari ricordano in qualche modo le bolle di sapone, come se il magma eutettico ribollisse fossilizzando poi queste forme, pronte per essere messe alla luce dall’erosione secolare.
Paolo Calzia: Geologo, rilevatore Progetto CARG
