Incendi estivi. Prosegue l’intesa degli specialisti dell’Università di Cagliari con Protezione civile e Ordine dei Geologi

Patrimonio boschivo devastato, erosione e instabilità del territorio. Una tesi di laurea sul rogo del Montiferru e un progetto dell’ateneo su un tema che affligge da sempre la Sardegna.

La Sardegna, terra martoriata dai roghi estivi. Sul tema è stata sviluppata la tesi di Francesco Gallittu (originario di Iglesias) e Giuseppina Pintus (Seneghe), relatrice Stefania Da Pelo. Ed è tuttora in corso un progetto di collaborazione scientifica tra i docenti del dipartimento di Scienze chimiche e geologiche dell’Università di Cagliari con la Protezione civile. In breve, relazioni proficue e consolidate su un argomento che puntualmente determina danni irreparabili. Nello specifico, i neo dottori in Scienze e tecnologie geologiche si sono laureati lo scorso giugno dopo aver concentrato ricerca, dati e analisi sull’incendio del 24 luglio 2021 nel Montiferru e in particolare attorno a Santu Lussurgiu. Con la supervisione della professoressa Da Pelo (docente di Geologia applicata e progettazione geologica) i candidati hanno esplorato il dramma dei roghi estivi che affliggono la regione da vari punti di vista. “Proposta metodologica per la valutazione della suscettività dinamica al dissesto in aree percorse da incendio. Caso studio di Santu Lussurgiu, Montiferru, Sardegna centro-occidentale” è stata la cornice della discussione.

 

Dal Montiferru alla facoltà di Scienze. La tesi di laurea su un inferno di oltre dodicimila ettari

“La prima considerazione ha riguardato i considerevoli effetti degli incendi sul territorio. Non solo per la perdita del patrimonio boschivo, ma anche per le modifiche che possono portare sui suoli, modificandone le caratteristiche, e per i conseguenti effetti di erosione e instabilità che possono presentarsi sui versanti” hanno spiegato Francesco Gallittu e Giuseppina Pintus. Dal quadro è emerso un aspetto chiave: l’analisi dei territori è decisiva. Sono state queste le premesse che hanno permesso un cammino in comune tra Dipartimento, Ordine dei geologi regionale e Protezione civile. “Un gruppo di volontari dell’Ordine, presieduto da Davide Boneddu, si è attivato al fianco della Protezione Civile e delle municipalità colpite. L’obiettivo? Individuare le aree critiche che avrebbero potuto manifestare fenomeni di dissesto. Alle prime piogge le previsioni sono state confermate, con diffusi fenomeni di erosione e dissesto, fortunatamente di bassa e media intensità” ha rimarcato la professoressa Da Pelo.

Dodici comuni coinvolti in un rogo di dimensioni, durata e danni abnormi

Intesa proficua e bersagli comuni. Utili alla formazione, alla rocerca e al territorio. La Terza missione che coniuga opportunità ed esigenze e apre interessanti scenari. Alla presentazione dei risultati delle ricerche, poi raccolte nella tesi, hanno preso parte per la Protezione civile, il direttore generale Antonio Pasquale Belloi e i geologi Stefano Loddo Vittorio Uras, e una delegazione del consiglio nazionale e regionale dell’Ordine dei geologi. Nel dettaglio, l’incendio si è sviluppato dal 23 al 28 luglio del 2021, ha interessato 12.235 ettari di bosco del Montiferru, e ha coinvolto i comuni di Bonarcado, Cuglieri, Flussio, Magomadas, Sagama, Santu Lussurgiu, Scano di Montiferro, Sennariolo, Sindia, Suni, Tinnura e Tresnuraghes. Organizzata da Consiglio nazionale dei geologi e dall’Ordine, la sinergia con l’ateneo è strategica anche per gli enti locali. E si lavora per il tirocinio di uno dei laureati da svolgersi con la Protezione civile. Ma le relazioni istituzionali, maturate nel tempo, sono in continuo divenire. I docenti del Dipartimento, Maria Teresa Melis, Laura Pioli e Giacomo Deiana, curano un progetto che deriva dalla collaborazione con la Protezione civile sorta nel 2017. La ricerca ha al centro anche vari aspetti inerenti il rogo del Montiferru e l'applicazione del telerilevamento.  

Scienza, relazioni istituzionali e territorio, un rapporto prezioso in continua ascesa

“Abbiamo riscontrato le criticità degli strumenti di pianificazione che applicano metodi di valutazione della suscettività in maniera statica, facendo una fotografia della situazione aggiornato al momento della redazione della cartografia” rimarca Stefania Da Pelo. “Gli strumenti cartografici sono strumenti che necessitano di continui aggiornamenti per l’intrinseca caratteristica dei sistemi naturali di evolvere nel tempo. Lo studio condotto dagli studenti con la mia supervisione ha dimostrato che è possibile costruire dei modelli dinamici per la valutazione della suscettività, considerando gli scenari possibili in seguito a modifiche del territorio, come quelli causati dagli incendi”.